E’ capitato anche a voi di ascoltare una canzone e di sentire il vostro piccolo muoversi nella pancia?! A me è capitato molto spesso negli ultimi mesi di gravidanza, così, parlando con amici, e dal momento che la musica in allenamento è stata anche argomento della mia tesi di laurea, ho scoperto il mondo della musicoterapia in gravidanza e, a tal proposito, ho deciso di rivolgermi ad un esperto in materia per capire meglio come funziona.

Si tratta di Luca Ciriegi, musicista e musicoterapista laureato in musicoterapia neuroriabilitativa presso il Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara.

Tra le sue molteplici esperienze, mi ha colpito il tirocinio svolto presso il Dipartimento di Ginecologia Oncologica, e da qui, il mio interesse a rivolgermi a lui per approfondire questo argomento.

Innanzi tutto mi sono fatta spiegare che cosa si intende con musicoterapia e per spiegarmelo al meglio mi ha proposto la definizione della World Federetion of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) che nel 1996 disse: “La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.”

Dopodiché siamo entrati più nello specifico.

 

Come si abbina questa metodologia con la gravidanza e quando si può iniziare un percorso?            

L’utilizzo di questa disciplina trova terreno fertile nel periodo della gravidanza poiché può andare ad agire sullo stato psicofisico della mamma e, di conseguenza, sul feto intensificando quel legame unico e ancestrale che voi mamme vivete in prima persona; quindi il momento in cui si può cominciare questo percorso, che come tale dovrebbe essere guidato da un musicoterapista qualificato, può coincidere con le prime settimane di gravidanza, ovviamente non sarà un ascolto riservato al feto, ma un ascolto per la relazione tra la mamma ed il feto e, perché no, anche per il papà.”

 

Come viene influenzato il bambino dall’ascolto della musica?  

Indubbiamente musiche differenti possono dare risposte differenti, ma anche la stessa musica può dare risposte differenti allo stesso soggetto. Non esiste una unilateralità delle risposte agli stimoli sonori, per questo motivo la musica/il suono non può essere utilizzata come una aspirina ma necessita di un professionista che imposti e segua la terapia. Ovviamente la risposta può dipendere dai gusti della madre, ma non è matematico. Per fare un esempio: se la mamma ascolta una musica che la irrita e la agita è molto probabile che anche il feto percorra queste sensazioni, ma non è un dato certo e applicabile a tutti i casi.”

 

Che musica prediligere durante la gravidanza?  

Non c’è una musica da prediligere a scatola chiusa, la scelta varia da soggetto a soggetto. Ognuno di noi ha una musica da cui è attratto , altra che ci lascia indifferenti ed altra ancora che non ci piace affatto. Se seguiamo le nostre sensazioni è molto facile poter trarre benefici da essa indipendentemente dal tipo di musica scelto.”

 

In molti ospedali si ha la possibilità di ascoltare musica durante il travaglio: perché è importante?

 Ascoltare musica durante il travaglio può aiutare, dipende sempre dalla predisposizione e dalla risposta della madre. La musica infatti può andare ad agire sullo stato psicofisico della mamma e del feto, “distraendoli” dallo sforzo che stanno compiendo e dando, potenzialmente, un ritmo ed una linearità alle contrazioni; per mia esperienza diretta, ho due splendide bambine, durante il travaglio abbiamo voluto l’ascolto di diverse musiche, accompagnando quel momento magico con questa dimensione a noi cara. La playlist è stata scelta e pensata seguendo i gusti della madre ma tenendo conto delle particolarità proprie della musica (timbro, ritmo, armonia, genere, ecc.).”

 

Quanto è importante ascoltare musica per un neonato?          

L’importanza di ascoltare musica per il neonato riguarda in primis la sua relazione con il mondo. Ascoltare e muoversi assieme a lui a ritmo di musica, una sorta di ballo, in queste prime settimane di vita aiuta anche (e finalmente!) nella relazione con padre (o partner), i fratelli e le sorelle e tutti i familiari in generale. Un altro aspetto molto importante è che l’ascolto ed il movimento euritmico possono addolcire lo shock della nascita, ma anche stimolare le connessioni neuronali del neonato. A questo proposito variare il genere è sicuramente più stimolante che ascoltare sempre lo stesso tipo di musica, indipendentemente dal genere.”

Per finire ha voluto consigliarvi due letture relative all’argomento trattato:

– “Musicoterapia e Gravidanza” – Il Minotauro 2004                                                                                               –  “Musica&Terapia”   – rivista dal n°1 al 27°- Cosmopolis

Per quanto mi riguarda ho ascoltato spessissimo musica insieme alla mia piccola: mi mettevo in camera da letto e accendevo lo stereo ascoltando come lei reagiva al suono muovendosi nella pancia. Genere preferito? Non ne abbiamo individuato uno in particolare, ma ci siamo divertite molto ascoltando i Pink Floyd, i Gipsy Kings, David Guetta e Britney Spears. Abbiamo spaziato veramente di tutto, senza farci mancare diversi concerti live.

A questo punto non vi resta che sbizzarrirvi e provare i vari generi musicali ascoltando come reagiscono il vostro corpo e il vostro piccolo bambino.